DislessiaLa dislessia è un disturbo dell’apprendimento per cui non si riesce a leggere un testo scritto, pur essendo in grado di leggere e capire le singole parole: si riesce a farlo solo impegnando al massimo le proprie capacità e energie.

Le cause

Secondo una tra le teorie più accreditate, quella fonologica, le persone affette da dislessia hanno difficoltà ad usare i fonemi, cioè i suoni semplici che compongono le parole: in pratica non sanno separare le lettere di una parola. Sarebbe quindi un disturbo del linguaggio più che della lettura, determinato da un’alterazione neurobiologica del funzionamento di quei gruppi di cellule riservate al riconoscimento delle lettere-parole e del loro significato. Ecco perchè in caso di dislessia un bambino imparerebbe a parlare più tardi rispetto agli altri.
Secondo un’altra ipotesi alla base della dislessia c’è la difficoltà ad apprendere in maniera automatica. Alcuni studi su risonanze magnetiche hanno individuato un’anomalia nella zona del cervelletto predisposta all’abilità dell’automatismo: durante i momenti di apprendimento di informazioni nuove, nei bambini dislessici si attiva sempre, mentre negli altri si attiva solo le prime volte.

Diagnosi precoce

Come per tutti i disturbi dell’apprendimento, per esempio il deficit di attenzione, la diagnosi precoce è fondamentale. A partire dalla scuola dell’infanzia il pediatra deve monitorare i bambini “a rischio” dislessia a causa di precedenti familiari o ritardo nel linguaggio e, in caso ce ne fosse bisogno, richiedere il consulto di un logopedista. La diagnosi comunque dovrebbe avvenire entro la seconda elementare, altrimenti si può incorrere in conseguenze psicologiche gravi come demotivazione e scarsa autostima. Esistono infatti programmi riabilitativi che insegnano metodi per imparare a leggere nonostante le difficoltà, senza così compromettere l’apprendimento.
Per informazioni sui Centri competenti a cui riferirsi a seconda della Regione di residenza ci si può rivolgere all’Associazione Italiana Dislessia (http://www.aiditalia.org/). Inoltre nelle direttive Ministeriali (Prot. n. 4099/A/4) vengono indicati i provvedimenti della modifica della didattica a favore degli studenti dislessici, come l’assegnazione di tempi più ampi per lo svolgimento di compiti, l’uso della calcolatrice e/o del computer, da poter utilizzare anche nelle prove di valutazione, Esami di Stato compresi.

Come si riconosce

Ecco alcuni dei sintomi di dislessia che si possono riconoscere osservando un bambino:
– quando legge il bambino è lento e compie spesso errori come la sostituzione di lettere simili, m con n, v con f, b con d, a con o;
– non riesce a imparare le informazioni in sequenza, come lettere dell’alfabeto, giorni della settimana, mesi dell’anno;
– si confonde con i rapporti spaziali e temporali: destra/sinistra, ieri/domani;
– ha difficoltà a copiare alla lavagna e prendere appunti della lezione spiegata a voce;
– i compiti di scuola comportano grande fatica a impiego di tempo;
– soffre di mancanza di concentrazione e difficoltà a stare attento.

Altri campi di apprendimento

Proprio perchè hanno difficoltà con lettere, simboli e parole scritte, le persone dislessiche sono predisposte a imparare attraverso metodi diversi dalla lettura, per esempio la sperimentazione diretta, cioè vedendo e facendo concretamente le cose. Per questo risultano dotati in campi che non prevedono la lettura come prima fonte di apprendimento, per esempio l’ingegneria, l’informatica, la musica, l’arte e lo sport. Si dice che fossero dislessici personaggi di rilievo come Pablo Picasso, John Lennon e Einstein.
Ci sono poi altre patologie che spesso vengono legate alla dislessia, come la disortografia, cioè la difficoltà a scrivere le lettere (sembra ne fosse affetto Leornardo da Vinci) e la discalculia, quella a riconoscere i numeri e i simboli matematici come radici quadrate, potenze, sottrazione e divisione, quindi anche a imparare le tabelline e a contare.

Dislessia in età adulta

Non c’è un dato certo che indichi la quantità di dislessici presente in Italia: riferendosi ai casi accertati, si calcola che siano circa il 4% della popolazione. In ogni caso gli studi sull’evoluzione del disturbo in età adulta sono ancora pochi: questi evidenziano un miglioramento nella lettura, mentre permane l’impiego di tempi elevati rispetto alla media.

Per capire come vivono le persone affette da dislessia, si può provare a giocare a Being Me, al link qui sotto (in inglese):
http://www.bbc.co.uk/newsround/20789777

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