la comunicazione di un bambinoIl neonato ha solo il pianto per comunicare con la mamma, che impara col tempo a distinguere un pianto da fame da uno dovuto ad una colica, molto frequenti durante i primi mesi di vita. Ma al pianto, si aggiungono molti altri segnali che entrano a far parte della comunicazione del bambino, come gli sguardi, i gesti, i movimenti di braccia e gambette che diventano sempre più sgambettanti a seconda del livello di coinvolgimento emotivo del bambino.

Dai gorgheggi si passa a parole distorte attorno all’anno e poi arriva la parola “NO” che contrassegna quasi tutta la fase dei due anni, in cui manifesta la sua individualità, contraddicendo e disubbidendo al genitore, ma questo serve ad affermare la sua autonomia.

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Non sono da sottovalutare le irresistibili manine dei bambini che da subito rappresentano l’anello di connessione con il mondo e con i genitori . Già da piccolissimi cercano di dire, di cercare di afferrare e a soli tre mesi sanno già stringere forte il loro peluche ed il biberon.  Anche se a 3 mesi i movimenti sono un po’ incerti, però sono più che mai decisi ad afferrare una determinata cosa. Dal sesto mese poi i movimenti sono sempre più sicuri e sembrano proprio dire: Voglio proprio quello!

La comunicazione del bambino diventa più difficile raggiunti i due anni…

Il bambino a due anni si oppone a tutto, piange e fa molti capricci, ma se i genitori saranno stati comprensivi e non avranno dato troppo peso alla cosa, né sminuendo il bambino, né assecondandolo in tutto, questa fase si risolverà automaticamente con l’avvicinarsi dei tre anni e con la padronanza della parola. Padroneggiare il linguaggio fornisce al bambino un valido strumento per farsi capire ed ottenere più facilmente ciò che desidera.

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