Sindrome del tunnel carpale Descrizione

Si parla di Sindrome del Tunnel Carpale in presenza di un’infiammazione del nervo mediano nel suo tratto passante attraverso il cosiddetto tunnel carpale, ovvero uno stretto canale delimitato da un lato dalle ossa del polso e dall’altro da uno spesso legamento (il legamento trasverso del carpo).

Cause

Nello stesso canale anatomico decorrono diverse strutture: i tendini dei muscoli flessori delle dita, vasi sanguigni e il nervo mediano appunto. La sindrome del tunnel carpale, dunque, è dovuta alla compressione, e conseguente irritazione, del nervo da parte delle strutture circostanti. La causa più comune è infatti una infiammazione cronica della borsa dei tendini per eccessiva sollecitazione dei muscoli flessori. Questo è tipico di alcune particolari attività lavorative ripetitive che richiedono l’utilizzo di movimenti delle dita: orefici, sarti, ricamatrici, operai (specie del settore tessile o elettronico), pianisti, studenti sono le categorie più a rischio.

Più in generale però, qualsiasi condizione che determini edema, cioè accumulo di liquidi nei tessuti, può portare ad una compressione del nervo mediano.

Ecco perché la sindrome si manifesta spesso in soggetti ipotiroidei o durante la gravidanza. Inoltre, la sindrome del tunnel carpale si associa spesso ad artrite reumatoide e osteoartrosi, patologie nelle quali la deformità a cui va incontro l’articolazione del polso è alla base dell’irritazione del nervo.

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Sintomi

I sintomi sono tutti conseguenti all’alterata funzionalità del nervo. Il primo disturbo lamentato dai soggetti affetti è la comparsa di parestesie, cioè formicolii, sul lato volare della mano in corrispondenza delle prime tre dita della mano e della metà del quarto (che rappresentano il territorio di innervazione del nervo mediano); questi disturbi sono particolarmente evidenti durante la notte. Abbastanza caratteristico il miglioramento della sintomatologia al risveglio, dopo aver sbattuto con forza la mano.

Progressivamente, i disturbi sensitivi possono aggravarsi, fino alla perdita della sensibilità, e può aggiungersi anche la comparsa di un deficit di forza prevalentemente a carico dei muscoli tenar della mano. Il soggetto lamenterà allora una certa difficoltà nell’effettuare le operazioni più semplici della vita quotidiana come impugnare saldamente le posate, stappare una bottiglia, svitare un tappo.

Nelle situazioni più inveterate si assisterà ad una atrofia dei muscoli dell’eminenza tenar.

Clinicamente si osserva inoltre, nella maggior parte dei casi, la positività di due semplici manovre semeiologiche. La prima è il Segno di Tinel: la percussione del polso appena prossimalmente al tunnel carpale evoca la sensazione come di una scossa elettrica nel territorio del nervo. La seconda è il Segno di Phalen: la flessione e l’estensione forzate del polso provocano entro pochi secondi la comparsa di parestesie sempre in corrispondenza del territorio del nervo mediano.

Diagnosi (esami diagnostici)

Oltre alla presenza dei segni e sintomi caratteristici precedentemente descritti, il medico ha a disposizione due semplici esami strumentali che orientano immediatamente la diagnosi verso la sindrome del Tunnel Carpale: elettroneurografia ed elettromiografia. Il primo esame studia la risposta del nervo mediano a degli stimoli elettrici e dunque valuta la sua velocità di conduzione; il secondo serve soprattutto per stabilire la gravità della patologia, attraverso lo studio dell’attività dei muscoli innervati dal nervo mediano.

Trattamento

E’ importante fare una diagnosi tempestiva per evitare un danno irreversibile delle fibre nervose.

La terapia è inizialmente medica e solo sintomatica: consiste in infiltrazioni locali di cortisone a cui generalmente segue una rapida risposta dei sintomi. Nel caso in cui però la sindrome abbia un decorso cronico si deve ricorrere a un piccolo intervento chirurgico che consiste nell’incisione del legamento trasverso del carpo, così da esercitare una decompressione sul nervo.

Di solito si assiste ad una remissione completa dopo l’intervento, tuttavia se non si interviene in tempo il nervo può subire dei danni irreversibili a causa della prolungata compressione, senza risoluzione pertanto delle parestesie o del deficit di forza con l’incisione chirurgica.

Prevenzione

La maggiore attenzione riposta dai pazienti nelle attività del loro lavoro o della vita quotidiana influiscono molto sui sintomi della patologia.

Limitare l’estroflessione del polso ogni giorno significa ricorrere con minore frequenza a infiltrazioni steroidee o all’assunzione di farmaci anti-infiammatori generici, peraltro poco efficaci sui disturbi più frequenti.

Recentemente, è stata messa in commercio una particolare fascia elastica (Policarpal) capace di limitare le sollecitazioni dannose per il nervo mediano senza però bloccare completamente la mobilità del polso.

Elemento questo particolarmente importante per permettere al paziente di continuare il suo lavoro (cosa impossibile con i tradizionali supporti rigidi, es. stecca fissa sulla mano) e limitando allo stesso tempo gli effetti delle sollecitazioni meccaniche che hanno causato l’infiammazione del nervo mediano.

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